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Per usare internet come si deve e far girare quel coso sopra al vostro collo che NON E' una tana per topi...
"L'aforisma non coincide mai con la verità. O è una mezza verità o una verità e mezzo"

Andrea Guevara

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SPAZIO AUT

"Certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati. Ma avevamo ragione"
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March 08

EBBENE

 
QUESTO BLOG CHIUDE PER PROBLEMI TECNICI, MA CONTINUA LA SUA ATTIVITA' ALL'INDIRIZZO http://prugnaroma.spaces.live.com
 
SARO' LIETO SE CONTINUERETE (O MAGARI COMINCERTE) A FARMI VISITA, E LO SARO' ANCOR DI PIU' SE PRIMA DI CHIUDERE E DIMENTICARE LASCIASTE UN COMMENTO DI QUALSIASI GENERE.
 
VISITATEMI!
 
 
 
March 05

Lo sciopero dei sacramenti

I_dieci_comandamenti.jpg
 
Esiste in Italia una classe di persone che mi preoccupa. Sono gli ingerenti.
Si dice ingerente un soggetto che si fa i c..i degli altri non sapendone un c...o. Gli ingerenti frequentano i talk show, rilasciano dichiarazioni, si preoccupano per i problemi della società civile. Problemi che loro non hanno. Che neppure li sfiorano.
Confindustria, politici, giornalisti pontificano sulla legge Biagi. In assenza degli interessati: i precari.
Ministri, sottosegretari, sindacati si esprimono sui caduti sul lavoro. In assenza dei famigliari delle vittime.
E il Vaticano si esprime sulla famiglia. Un tema che gli è caro da sempre. Forse perchè gli ecclesiastici non tengono famiglia. E’ una forma di nostalgia. Civiltà Cattolica avverte del pericolo “di un testo peggiore da un punto di vista del bene comune”. E il presidente della commissione della famiglia monsignor Anfossi non vuole neppure sentire parlare dei DICO. Perchè: “similmatrimonio destinato alle coppie omosessuali”. La maggioranza degli italiani è a favore del DICO. Fanno eccezione il duo di chierichetti Andreotti-Mastella e pochi altri. Anche Casini, nel segreto del talamo di divorziato, è a favore.
I nostri dipendenti non se la sentono di affrontare il problema. Facciamolo noi. Dichiariamo lo sciopero dei sacramenti. Fino all’approvazione dei DICO. A cominciare dal matrimonio religioso. A seguire battesimo e onoranze funebri. Magari congelando il parente per un po’.
Il danno economico e di immagine per il Vaticano sarebbe enorme. Interrompere il flusso di cassa dei sacramenti lo porterebbe alla bancarotta.
Se anche questa misura non funzionasse, il Governo potrebbe iniziare a ingerire in Vaticano. Proporre un referendum per fare sposare i preti. Come ha voluto Madre Natura. E per sostituire le Guardie Svizzere con la Guardia di Finanza.
 
 
February 28

Illuso - Daniele Silvestri

 
Illuso è chi pensa che un prete sia sinonimo di santità
chi un giorno decide il da farsi ed è sicuro che lo farà
Illusa è la gente che crede in una o più divinità
soltanto se quello che vede non è conforme alla normalità

Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose
chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose

Illuso è chi cerca in un bacio il suono di mille campane
chi guarda alle stelle e vedendole lì non le trova poi tanto lontane

Illusa mia madre quel giorno che disse mio figlio mi darà
l'amore di cui ho bisogno, perché mio figlio un buon figlio sarà.

Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose
chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose

Illuso anch'io continuamente, confuso tra tante realtà
ma se scoprirò quella giusta, chissà se poi l'illusione cadrà
se scoprirò che c'è una sola realtà non credo che mi basterà.
 

Questo testo è veramente tutto speciale... Una ola per Daniele Silvestri
 
February 26

Scoop

 
Ho scovato quest'articolo... Un po' vecchio ma ancora valido. Leggete con attenzione perchè è veramente incredibile!
 

 
Sorpresa, i parlamentari italiani - anche quelli più ligi verso i diktat del Cardinal Ruini – possono far beneficiare i loro conviventi dell’assistenza sanitaria integrativa. Però – almeno per quanto riguarda l’attuale maggioranza, la prossima si vedrà - si battono a morte per sbarrare la strada a qualunque tentativo di introdurre i Pacs per i loro elettori…
Articolo di Antonio Venier

In un Paese in cui i Papa-boys e gli Atei devoti non perdono occasione per scagliarsi contro "la deriva zapaterista" e si segnano quando sentono parlare dei Pacs tra conviventi, fa scalpore apprendere che i conviventi dei senatori e dei deputati possono fruire dell’assistenza sanitaria integrativa di cui beneficiano i loro compagni parlamentari. Sono sufficienti una dichiarazione del parlamentare e tre anni di convivenza. Requisito, quest’ultimo, che non viene però richiesto se sono nati dei figli.
Questo riconoscimento – peraltro giustissimo, e ammesso anche dalle regole sull’assistenza sanitaria di altre categorie come ad esempio i giornalisti – fa a pugni con la contrarietà espressa della maggioranza degli stessi parlamentari a riconoscere analoghi diritti ai cittadini qualunque.

Le coppie italiane non sposate chiedono il riconoscimento di diritti, almeno quelli basilari, che spettano alle coppie sposate, ma si scontrano con un no deciso della maggioranza parlamentare. E’ la stessa Italia – lamentava nei giorni scorsi una lettrice del quotidiano "La Repubblica" – "che, per esempio, ha negato alla signora Adele Parrillo, compagna non sposata di uno dei 18 carabinieri uccisi a Nassiriya da un attacco kamikaze, il risarcimento che spetta ai familiari delle altre vittime. E’ la stessa Italia che nega a milioni di persone il diritto di assentarsi dal lavoro per assistere il partner che si è ammalato gravemente, oppure di continuare a vivere nell’appartamento del convivente deceduto senza il permesso dei parenti più prossimi". La stessa Italia e lo stesso Parlamento che – a maggior ragione - continuano a negare a chi ha convissuto una vita il diritto alla pensione di reversibilità del compagno defunto.

A questo punto gli ultrà cattolici che pullulano nel Parlamento dovrebbero scegliere se abolire il beneficio di cui molti illustri loro colleghi di tutti gli schieramenti riescono a fruire oppure estenderlo alle coppie conviventi dei loro elettori. Un minimo di coerenza. Non sembra di chiedere troppo.
 

 
LASCIATECI IN PACS
 

Intervento da santificare

 
Istigazione al suicidio
 
rocket_car.jpg
La pubblicità delle automobili va proibita, come per il fumo. In un tranquillo week end di morte se ne è andata una parte della nostra meglio gioventù. 9 ragazzi tra i 17 e i 30 anni. Non per tragedia, non per fatalità. Per la vendita del mito della velocità. Spacciata come si spaccia l’eroina. Ma alla luce del sole. Con la complicità dei media. Nel Corriere di oggi, nella rubrica Motori: “Mercedes classe R... dai concetti innovativi che coniugano design raffinato, comfort di guida e la possibilità di andare dappertutto... in versione Amg V-Max consente di raggiungere la velocità massima autolimitata di 275 km orari”. E nell’articolo: “Prova d’autore” si magnifica la “Principessa Mégane, potenza senza freni inibitori” che ha “velocità max 236 km/h, da 0 a 100 km in 6,5 secondi”.
Le pubblicità sono al 45% di telefonini e al 45% di macchine di grossa cilindrata. Il rimanente 10% di finanziarie. Uno si indebita. Compra macchina e cellulare. E si schianta mentre parla al cellulare a 200 all’ora. Le rate rimangono agli eredi.
Il ministro Bianchi tuona con il “ritiro dei punti ai minorenni che guidano motorini e minicar”. Perchè non mette un freno anche ai tricicli? I ragazzi non c’entrano. Vanno ritirati dal mercato i maggiorenni, non i minorenni. I maggiorenni produttori di auto e i loro manager. Gli editori e i pubblicitari di velocità allucinogena.
Qual’è il limite di velocità in Italia? 110, 130? Bene, se una macchina va più veloce, va ritirata dal mercato. Chi la pubblicizza commette un reato di istigazione al suicidio. E deve andare in galera.
 

 
February 25

Febbraio... No, non questo

 
Film: Alla luce del sole. Bello
 
Poesia: Lentamente muore. Molto bella. Meravigliosa
 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

 
Canzone: El pueblo unido. Intramontabile
 
Quell'altra canzone la rinnego.
 
Sessomania: articolo interessante. Da rileggere. Ma non da ripostare perchè è troppo lungo. Andateci voi se ne avete voglia.
 
Eminem: uau... semi-rinnegato.
 
I pupazzetti sono ridicoli...
 
... e Miliion Dollar Baby è un film veramente fatto bene.
 
 
 
 
 
 "La boxe è qualcosa di innaturale,
perchè si fa sempre tutto al contrario.
 
 Invece di allontanarti dal dolore, 
come farebbe qualunque persona sana...
gli vai incontro"
 
 
 
 
 
 
"Se c'è una magia nella boxe,
è la magia di combattere battaglie
al di là di ogni sopportazione,
al di là di costole incrinate,
reni fatti a pezzi e retine distaccate.
 
 È la magia di rischiare tutto
per realizzare un sogno che nessuno vede
tranne te."
 
...
 
"Winners are simply willing to do what losers won't."
 
...
 
 
 
... Tra le querce ed i cedri dispersi tra il nulla e l'addio ...
 
 
 
February 19

BR

  
 
Alla faccia di quel carabiniere fascio. Che si faceva tanto cazzuto, che la faceva tanto semplice, ma che ha trascurato le cose fondamentali, quelle scottanti e difficili da sentire in giro, di ciò che veramente sta dietro all'immenso caso BR e agli anni di piombo italiani... Gli inflintrati americani, e non solo, hanno manipolato le BR. Non "avrebbero", HANNO. LO-HANNO-FATTO. CI-SONO-RIUSCITI. NON-SI-SONO-FATTI-SCRUPOLI. NON-SE-NE-FANNO-MAI. Oramai se n'è certi. Lo hanno ammesso.
 
 
 

Canzone della bambina portoghese

 
Non riesco a fermarmi con le canzoni di Guccini. Questa è quella che mi piaceva tanto l'altro giorno per strada. E, me lo son detto, questa devo metterla sul blog. Tanto oramai non ci scrivo più, almeno rendo chiaro di quanto sia bravo quest'uomo a far musica e... e tutto il resto insomma, io non devo scrivere più di tanto. C'è chi può farlo per me (comunicare intendo). Questa canzone si divide in due parti, l'una complementare all'altra, quella della bambina che occupa la parte centrale, accompagnata da una sorta di prologo e da un meraviglioso epilogo... Che dire, che dire... VIVEREEEEEEE, VIVEREEEEEEEEEEEEEEEEE... Quant'è bella
 
 
 
E poi... e poi, gente viene qui e ti dice... di sapere già ogni legge delle cose vere.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote...
E tutti, sai, ti san dire come fare,
quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual è il vero vero...
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte fan paura... 
 
...
 
Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese,
non c'eran parole, rumori soltanto come voci sorprese,
il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto,
le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle...

Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare...
O sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare,
sentì che era un punto al limite di un continente,
sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte...

E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire,


che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell' oceano infinito...
Ma il caldo l'avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire
e fu solo del sole, come di mani future;
restaron soltanto il mare e un bikini amaranto...

...

E poi e poi, se ti scopri a ricordare, ti accorgerai che non te ne importa niente
e capirai che una sera o una stagione son come lampi, luci accese e dopo spente
e capirai che la vera ambiguità
è la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo esser uomini...
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere,
ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi, poi vivere
e poi, poi
vivere...

February 10

In onore al mio nuovo Eskimo

 
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...


Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!


Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...


Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...


Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos..
.

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...


Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...


E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...

 
February 09

Questa è speciale

 
Si, speciale come sono speciali le canzoni di Guccini... Questa mi piace oggi in particolare, e veramente tanto
 
 
 
 
La tua libertà
 
Oltre le mura
della città
un orizzonte insegue un orizzonte;
a un'autostrada, un'altra seguirà,
gli spazi sono fatti per andare;
la tua libertà,
se vuoi, la puoi trovare.
E un uomo saggio
regole farà,
una prigione fatta di parole;
i carcerieri
di una società
ti impediranno di cercare il sole;
la tua libertà,
se vuoi, la puoi avere.

Fossi un uccello
alto nel cielo
potrei volare senza aver padroni;
se fossi un fiume
potrei andare
rompendo gli argini nelle mie alluvioni

E boschi e boschi
cerco attorno a me
dov'è la terra che non ha barriere?
dov'è quel vento
che ci spingerà
come le vele o le bandiere;
la tua libertà
se vuoi la puoi avere.
Fossi un uccello
alto nel cielo
potrei volare senza aver padroni;
se fossi un fiume
potrei andare
rompendo gli argini nelle mie alluvioni

Ma sono un uomo
uno fra milioni
e come gli altri ho il peso della vita
e la mia strada
lungo le stagioni
può essere breve, ma può essere infinita;
la tua libertà
cercala, che si è smarrita,
cercala, che si è smarrita.
 
February 07

Eadessoammazzatecitutti

 

Carissimi/e,
E’ trascorso più di un anno dalle grandi manifestazioni di Locri scaturite dalla rabbia per l’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno, ciliegina sulla torta dopo decine di delitti impuniti perpetrati nella Locride ed in tutta la Calabria.
Dopo un anno e mezzo in Calabria si continua a morire, a pagare la mazzetta, a sopravvivere soggiogati dalla ‘ndrangheta.

Locri, marcia della speranza 4 novembre 2005Dopo un anno e mezzo noi ragazzi siamo ancora qui a combattere per contrastare ogni forma di mafia, da quella di strada a quella dei Palazzi, e riprenderci la nostra terra.
L’impegno che abbiamo portato avanti, concretamente e con coscienza, per restituire alla Calabria ed ai calabresi la dignità di vivere in maniera normale nella propria regione, continua giorno dopo giorno, così come il nostro porci come massa critica per monitorare e denunciare quanto c’è di poco chiaro nelle nostre massime amministrazioni.

Spesso, proprio qui, abbiamo fatto fatica a farci comprendere, sentire e ad accreditarci, ma, nonostante questo, abbiamo scelto di non arrenderci.
Perché nelle nostre orecchie risuonano ancora gli spari del 16 ottobre del 2005, perché i nostri cuori sono rimasti trafitti dalle lacrime dei parenti dei tanti morti ammazzati nelle strade, perché le nostre coscienze non possono permettere che si continui ad uccidere rimanendo impuniti e le nostre voci non possono rimanere mute davanti agli innumerevoli casi di “lupara bianca“, di persone scomparse, di famiglie straziate.

Di certo nessuno ridarà alle madri, ai padri, ai fratelli ed i figli il sorriso dei propri cari uccisi, nessuno saprà spiegare ad un bambino perché il suo papà non farà più rientro a casa, ma, proprio per questo, sta a noi scuotere i cuori e le coscienze di chi, davanti a tutto questo, si gira dall’altra parte e continua a sopravvivere.
Perché cose del genere non accadano più.
Molto spesso ci si sente immuni al problema ‘ndrangheta, finché non ci troviamo a doverne affrontare la prepotenza.

Ce ne accorgiamo al momento di aprire un’attività, quando “qualcuno” bussa alla tua porta chiedendo un “contributo” per lasciarti lavorare, poi il “contributo” diventerà un quarto, metà, tre quarti del guadagno dell’attività e sarai costretto o a scendere a compromessi o a chiudere ed andare via.
Tutto normale, preventivato, anche se completamente assurdo.
Tutto consumato in silenzio.
Come quando ammazzano qualcuno a te caro e sai chi è stato, ma quel nome è troppo pesante da dire, così come diventa troppo rischioso chiedere che sia fatta giustizia, perché certi nomi sono impronunciabili. E allora si ingoiano bocconi amari e si continua la solita vita.
In silenzio.

Oppure può succedere che un giorno un ragazzo si senta umiliare dai compagni perché non ha la maglia firmata e non l’avrà mai perché in famiglia si fanno i salti mortali per arrivare a fine mese e allora, per dare una mano, per sentirsi qualcuno e farsi rispettare eccolo rivolgersi al “capetto” di turno, eccolo ipotecare la sua vita, vendere la sua dignità per diventare “qualcuno“. Che importa se poi rischia di finire in carcere per spaccio o per aver ucciso un uomo? Che importa se avrà buttato nel fango la sua coscienza?
Perché, sia chiaro, alla fine chi ci rimette è la povera gente, non “lorsignori“.
No, quelli guardano dall’alto delle loro ville al Nord, sicuri ed al calduccio! C’è chi paga per loro.
In Calabria è rimasta solo la spietata manovalanza, quella che si occupa di tenere sotto controllo il territorio e soggiogare, sostituendosi allo Stato, i calabresi. E’ quella a cui ci si rivolge per comprare i propri diritti, quella che alimentiamo con l’ignoranza e la paura.

Ed è proprio questo il senso della manifestazione che noi ragazzi del Movimento Ammazzateci tutti stiamo promuovendo per il prossimo 17 febbraio a Reggio Calabria.
Noi vogliamo mettere in pratica le parole del Giudice Borsellino: <<Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo>>.

Perché se continueremo a rivolgerci al capobastone per ottenere i nostri diritti, se lasceremo che la ‘ndrangheta continui ad interferire nelle nostre vite con arroganza e prepotenza, se ci faremo ingannare dai suoi diabolici sorrisi, non riusciremo mai a liberarci dal suo giogo.
Dobbiamo essere noi i primi a volerlo, noi i primi a ripudiarla, noi i primi a capire che le alternative ci sono, anche se costano fatica, anche se si penserà di essere da soli a crederci.
Perché non è così. Noi stiamo combattendo per questo, ci crediamo e la speranza che voi siate con noi è la forza che anima le nostre scelte.

E’ la prima manifestazione auto-convocata che organizziamo a Reggio Calabria, la prima completamente auto-finanziata, anche se non nascondo che vorremmo fare appello a tutti i calabresi, commercianti, imprenditori, mamme e papà, perché ci aiutino anche economicamente nell?organizzazione della manifestazione, vorremmo infatti chiedere una sorta di “pizzo legalizzato“, ovvero un contributo economico con tanto di certificato di acquisizione da parte loro di una ?azione antimafia? dal nostro virtuale pacchetto azionario.

Manifesteremo perché sappiamo che le persone oneste sono di più, i calabresi, gli italiani. NOI SIAMO DI PIU’, e siamo quelli che hanno l’obbligo morale di reagire. Perché sono le nostre vite ad essere messe in gioco, per il nostro presente ed il futuro che affronteremo.
La scelta sta a noi.
Vedete, è facile dire “no alla mafia“.
Il difficile è scegliere davvero da che parte stare, rinunciare a quella vita facile che “lorsignori” vendono al prezzo della dignità, sporcarsi le mani per la collettività senza avere nulla in cambio se non la consapevolezza di essere dalla parte del giusto.

Noi abbiamo già deciso quale sarà la nostra strada e la stiamo portando avanti caparbiamente non solo in Calabria, ma in tutto il Paese. Perché è da stupidi pensare che il problema mafie sia solo di noi calabresi.
Purtroppo, se qui viviamo a stretto contatto con la violenza della ‘ndrangheta, piangendo morti su morti e ricercando senza tregua la giustizia, nel resto d’Italia la malavita ha già messo le radici nei Palazzi ed ovunque girino i soldi, corrompendo, taglieggiando e minacciando gli imprenditori così come avviene dalle nostre parti, solo che se succede a Locri, è scontato, se accade in provincia di Milano inizia a diventare assurdo quanto inquietante.

Le mafie non sono un problema solo del Sud, ma sono il cancro dell’Italia intera e, finché si continuerà a fare il loro gioco ignorando e girandosi dall’altra parte, non potremo mai estirpare questa malattia.
Per questo il nostro appello non vuole fermarsi solo ai calabresi, ma vuole essere un richiamo per TUTTI gli italiani onesti, perché c’è sempre, in ogni regione, qualcosa che prende il nome di “mafiosità di comportamento“. E’ il pensare di poter essere diversi rispetto agli altri, il pretendere di poter comprare e vendere dei diritti, il curarsi esclusivamente del proprio bene anche a scapito degli altri.

Ed è questo che dobbiamo combattere in primis, perché è di questo che si alimentano le mafie.
Abbiamo avuto grandi esempi non solo in Calabria, persone che sono morte per vivere nella legalità compiendo con coscienza il proprio dovere. Tanti, troppi nomi dimenticati.
E continuiamo ad aggiungere volti e nomi alla lunga lista dei giovani morti ammazzati o scomparsi.
E nella disgrazia, non mancano degli esempi eroici, come quello di Liliana Carbone, mamma simbolo della Locride, che con forza chiede giustizia per suo figlio Massimiliano, ucciso da mano mafiosa il 24 settembre del 2004. Ma non è la sola, c’è la moglie di Renato Vettrice, scomparso sempre nella Locride da quasi due anni, c’è il coraggioso esempio della mamma e del fratello di Francesco Aloi, scomparso in provincia di Vibo, morto a dire degli organi competenti, ma senza che se ne sia stato trovato il movente.
Casi di “lupara bianca” come quello del giovane Valentino.
Casi che devono spingerci ad unire le nostre voci a quelle disperate di queste donne che chiedono semplicemente che la giustizia e la verità non siano solo termini sul vocabolario.

Voci che non possono rimanere inascoltate e che devono spingerci a lottare, a gridare, a voler esprimere, concretamente, il nostro NO ALLE MAFIE.
Perchè tutto questo non è normale. Non dobbiamo permettere che lo sia o lo diventi.
Il 17 febbraio noi scenderemo per le strade di Reggio, saremo ragazzi, ma vorremmo che con noi ci fossero sia quella società civile che si dice indignata davanti a tutto questo, sia le Istituzioni che promettono di impegnarsi contro le mafie, ma che più delle volte, purtroppo, ci accompagnano solo ai funerali dei nostri morti.
Vorremmo che ci fossero tutti quei giovani che ci hanno incoraggiati da tutta Italia, quelli che si sono arrabbiati con noi dopo l’omicidio Fortugno, quelli che credono che sia un diritto ed un dovere cambiare questa terra e questa mentalità, quelli che sentono nel cuore, davvero, di voler NEGARE IL CONSENSO ALLE MAFIE.

A proposito… Abbiamo attivato anche un blog per la manifestazione, lì potrete trovare tutte le informazioni utili “work-in-progress” fino al 17 febbraio. L’indirizzo è http://17febbraio.ammazzatecitutti.org.

FATE GIRARE LA VOCE, FATE GIRARE IL PIU’ POSSIBILE QUESTO APPELLO!

Vi aspettiamo in tantissimi a Reggio Calabria il 17 febbraio, per gridare tutti insieme “Mafiosi, siete una razza in via d’estinzione perchè d’ora in poi vi negheremo il consenso!“.

Non lasciamoci soli.

 

www.ammazzatecitutti.org

January 31

Gennaio... Ma non questo

 
Voglio ripercorrere i vari mesi dell'anno scorso, che hanno in comune con questo, tralasciando tutto il resto, il fatto che io continuo a scrivere qua davanti al PC. Ho lo schermo nuovo, la tastiera nuova, i colori di sfondo del blog nuovi, un nuovo stile forse, ma sono sempre io, un po' cresciuto. "Sempre diversoooo... sempre lo stessoo..." dice Guccini. Ed infatti. Ma ora sto zitto, cominciamo a vedere a Gennaio 2006 cosa cacchio stavo facendo e cosa effettivamente ho scritto (i ricordi, bella roba i ricordi)...
 
Primo intervento: "Capodanno". Il 2006 con 10 persone, la metà delle quali non conoscevo. Insomma non con i miei amici. 2007. 20 persone, un narghilé, le lingue di gatto con la panna, il pokerino maledetto, e tutti i miei amici. Ebbene. C'è differenza ma non mi va di parlarne.
 
Secondo intervento. "Cercando la felicità". Pezzo tratto dal "Gabbiamo Jonathan". Lo cito tutto? Ma sì dai!
 
E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose. Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...

La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente ... non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...

La felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova. Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose.... 

E impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve...

E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri...

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami...

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici. E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi...

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità. E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...

E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.

 

E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

 
Ne saltiamo alcuni, un po' perchè sarebbe inutili citarli, un po' perchè chi prorpio vuole vederli vada negli archivi che son pure quelli pubblici. A parte quelle due meravigliose canzoni "Hasta siemrpe comandante" degli Inti Illimani e "Imagine" di Jhon Lennon, non vedo cosa altro citare, visto che l'intervento conclusiovo, che forse sarebbe potuto essere menzionato, non mi garba poi più di tanto. E' banale, si può fare di meglio. Ma resto vero e carino. Carino. Quindi non va bene... Ciao a tutti, vi lascio con Jhon Lennon
 
IMAGINE
 
Imagine there's no heaven,
it's easy if you try.
No hell below us,
above us only sky.
Imagine all the people
living for today, ah-ha-ah.

Imagine there's no countries,
it isn't hard to do.
Nothing to kill or die for
and no religion too.
Imagine all the people
living life in peace,
you-oo-oo-

You may say I'm a dreamer,
but I'm not the only one.
I hope some day you'll join us
and the world will be as one.

Imagine no possessions, 
I wonder if you can.
No need for greed or hunger,
a brotherhood and sisterhood of man.
Imagine all the people
sharing all the world,
you-oo-oo-

You may say I'm a dreamer,
but I'm not the only one.
I hope some day you'll join us
and the world will live as one 
 
January 28

Concerto Guccini

 
 
 
Al palalottomatica, il 26 gennaio. Siamo andati lì senza avere i biglietti, disperati ma non pervinti. Li abbiamo cercati fino all'ultimo. Dovevamo entrare a tutti i costi. Li abbiamo trovati. E siamo entrati...
 
Dovevamo vederlo, dovevamo ascoltarlo dal vivo. Ed è stato meraviglioso. Unicamente fantastico... Un uomo vero
 
Con la sua chitarra, la sua genialità, la sua grandezza infinita, la sua intelligentissima simpatia, la sua pienezza, la sua fortissima ed invincibile malinconia, la sua capacità di emozionare...
 
 
 
"TRIONFI LA GIUSTIZIA PROLETARIAAAAAA!!!! TRIONFI LA GIUSTIZIA PROLETARIAAAAAAAA!!!!
TRIONFI LA GIUSTIZIA PROLETARIAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!"
 
 
January 27

La giornata della memoria

 
 
 
Lezioncina di Latino (appresa ieri a scuola)
 
Memini = Ho in mente
 
Reminiscor = Riporto alla mente
 
Recordor = Riporto al cuore
 
 
 
La Memoria. Perchè è importante? Lo sappiamo tutti... Ma nessuno ci crede, o almeno in pochi le danno abbastanza importanza. Ok, non lo sa nessuno, mi correggo... Anzi c'è perfino chi ne nega efficacia e annessi e connessi. Ma vabé, quella è roba da pazzi (o da stupidi). Non mi va di fare un discorso sulla memoria eccetera eccetera... Magari vi cito qualche frase di Primo Levi, qualche pezzo del suo capolavoro di libro (I sommersi e I salvati), ma volevo anche mettervi il testo di una canzone. Una canzone, di Guccini, su Aushwitz... Da ascoltare col cuore
 
 
Partiamo con Levi. E partiamo dall'argomento "memoria", appunto, i "ricordi"...
 
I ricordi di esperienze estreme, di offese subite o inflitte, sono essi stessi traumatici, perchè richiamarli duole: chi è stato ferito tende a rimuoverli per non rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per liberarsene, per alleggerire il senso di colpa. Terribile il fatto che in questo caso vittima ed oppressore siano quasi equiparati: perchè, mentre l'oppressore ha commesso il reato, ed è giusto che ne soffra, è da notare come l'offesa subita dalla vittima sia insanabile: si protrae nel tempo. Queste sono parole di Jean Amery, filosofo torturato dai tedeschi di Hitler:
 
"Chi è stato torturato rimane torturato. (...) Chi ha subito il tormento non potrà più ambientarsi nel mondo, l'abominio dell'annullamento non si estingue mai. La fiducia nell'umanità, già incrinata dal primo schiaffo sul viso, demolita poi dalla tortura, non si riacquista più."
 
E così, anche se l'oppressore è da punire e la vittima da compatire, entrambi, davanti all'indecenza del fatto che è stato irrevocabilmente commesso, hanno bisogno di rifugio e difesa, e ne vanno istintivamente in cerca. Questo è l'uomo. (E' un uomo?)
 
 
 
Assai importanti sono a questo punto le giustificazioni e le motivazioni degli oppressori.
 
Coben diceva che la giustificazione è un resoconto in cui una persona accetta la responsabilità per l'azione ma nega la qualità peggiorativa associata ad essa, mentre la scusa è un resoconto nel quale l'azione è riconosciuta sbagliata, ma è negata la piena respnsabilità di essa (obbedienza agli ordini).
 
Alla domanda "Perchè lo hai fatto? Ti rendevi conto?" , le risposte sono molto simili fra di loro e vengono a dire sostanzialmente le stesse, identiche cose:
-l'ho fatto perchè mi è stato comandato
-altri hanno fatto di peggio e
-altri avrebbero fatto di peggio anche se io mi fossi tirato indientro (qualcuno sicuramente avrebbe preso il mio posto e quindi sarebbe stato inutile)
-non potevo fare altro visto l'ambiente dove sono cresciuto
 
La prima sensazione verso simili risposte è quella del ribrezzo: sapevano, sanno di mentire!, sono in mala fede. Ma spesso purtroppo, in simili casi, sono molto più frequenti coloro che davvero si allontanano dai ricordi genuini, e si fabbricano una realtà di comodo. Il meccanismo dell'autoinganno, che procede sfocando lentamente i contorni e le distinzioni fra vero e falso, arriva a fare del mentitore consapevole un mentitore in buona fede: il silenzioso trapasso dalla menzogna all'autoinganno è utile...
 
 
E' vero, la pressione che può esercitare la nazione sull'individuo è impressionante, ed è stato davvero così. Ma la colpa, forse quella magiore del popolo tedesco (e non solo di quello tedesco tedesco), è stata la mancata diffusione della verità sui lager, ed essa è stata la più aperta dimostrazione della viltà a cui il terrore hitleriano lo aveva ridotto.
 "Nessuno -ci ricorda Aldo Pavia- ha mai fatto saltare quei due binari che dall'italia portavano verso la germania"
 
 
Discorso lungo è quello sulla "zona grigia" e sulla "violenza intutile": due meccanismi che hanno permesso e garantito il perfetto ordine e silenzio e la mancanza di qualsiasi ribellione all'interno del lager. La cosa peggiore, ci racconta Levi, nell'arrivare in un campo di sterminio nazista, era apprendere con straziante sconforto che le uniche persone dalle quali ti aspettavi sostegno, coloro nelle tue medesime condizioni, erano i primi dai quali ricevevi violenza. Questo, questa mancanza di unità dei sofferenti di fronte al dolore, ha permesso più di tutti il perdurare del sistema. E mirato a questo era ogni violenza inutile, ogni punizione sproporzionata, il porre comuni esseri umani sempre e comunque sotto la soglia di qualsiasi bisogno.
 
"Che senso avevano le umiliazioni, la crudeltà?
Per condizionare quelli che avevano eseguito materialmentele operazioni. Per rendergli possibile fare ciò che facevano.
In altre parole: prima di morire, la vittima dev'essere degradata, affinchè l'uccisore senta meno il peso della sua colpa. E' una spiegazione non priva di logica, ma che grida al cielo: è l'unica utilità della violenza inutile."
 
 
Comunque sia, tutto questo è solo un accenno di un discorso complesso e molto più grande di me. Spero di esser riuscito discretamente nel riassumere una mole così impressionante di materiale, ed ora vi lascio alla canzone, e vi invito alla memoria, perchè "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perchè ciò che è accaduto può ritornare." (come giustamente scrive Noemi nel so nick!)
 
 
Francesco Guccini - Auschwitz
 

Son morto ch'ero bambino

son morto con altri cento

passato per un camino

e ora sono nel vento

Ad Auschwitz c'era la neve

il fumo saliva lento

nei campi tante persone

che ora sono nel vento

Nei campi tante persone

ma un solo grande silenzio

che strano, non ho imparato

a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come puo` un uomo

uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni

in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone

ancora non e` contenta            

di sangue la bestia umana

e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sara`

che un uomo potra` imparare

a vivere senza ammazzare

e il vento si posera`.

 
January 15

I Sommersi e I Salvati

 
«E' orribile -dice Max- eravate più morti che vivi e continuavate ad odiarvi l'un l'altro velenosamente».
Mio padre chiude gli occhi.
«Senza libertà ed uguaglianza -sospira- sembra che non ci possa essere neppure fraternità».
 
Carl Friedman
 
January 12

Ci Voleva Il Rap

 

Sono passati circa 10 anni da quando ho sentito per la prima volta la parola rap. Ma ancora, anni dopo, quella parola continuava ad essere circondata da scetticismo: è solo una moda, non attaccherà mai in Italia, non è questa la strada per vendere dischi. Io stesso ho detto: non fa per me. Quante occasioni sprecate per starsene zitti. E' perfino inutile raccontare come e in che misura quelle voci siano state smentite dai fatti, attraverso le mille espressioni del rap, da quello politico delle posse e dei centri sociali a quello sofisticato di Frankie Hi Nrg, a quello istituzionale degli Articolo 31 o dei Sottotono, passando per la personalissima evoluzione di Lorenzo (Jovanotti), il vero apripista. Ed è inutile citare gli esempi di contaminazione rap più o meno accettata o inseguita da tanti nostri cantanti tradizionali o il fatto che io stesso abbia proposto come primo singolo del mio primo cd un brano che era quasi un rap. Quello che non mi sembra inutile, adesso che quelle frasi non si sentono quasi più, è tirare un bilancio e chiedersi cosa ha significato per la musica in genere la rivoluzione rap, se alla fine sia stata un bene o un male.

Il fondamentale contributo che il rap ha portato sta nella premessa stessa del rap: l'importanza totale del testo. Tutti quelli che lo hanno accusato di aridità (per i suoi tormentoni ritmici) o di avere ucciso la melodia (frase di grande effetto, ma non attinente alla realtà) non hanno riconosciuto l'importanza culturale di un fenomeno che ha costretto centinaia di autori ad impegnarsi, quasi per la prima volta, a dire qualcosa, e soprattutto ha obbligato centinaia di migliaia di persone a farci attenzione, ad ascoltare, quasi per la prima volta, lunghi discorsi colmi di parole che vale la pena sentire. Tutto questo non ha prezzo, e se anche in cambio si fossero sacrificati 6 o 7 anni di melodia, chissenefrega.

La verità, poi, è che la melodia era già morta e il rap ha solo momentaneamente occupato un enorme buco, riempiendolo di nuovi significati e di nuove voci. Certo è vero che attraverso il rap sono arrivati a fare musica personaggi che di musica forse conoscevano ben poco, ma che male c'è? Chiaramente è anche diventata una moda e, come accade con tutto ciò che fa business, sono cominciate ad uscire parecchie schifezze, frutto di imitazione più che di ispirazione. Ma è normale e ci vuole poco a riconoscere i semi buoni da quelli cattivi. Così, adesso che la tanto invocata melodia sembra stia tornando a farsi sentire, ciò che cambia è che tutti noi che ancora nella musica e nella canzone crediamo, abbiamo uno strumento nuovo per esprimerci e ci attende, spero, un pubblico più attento a quello che diciamo. Finalmente.

Daniele Silvestri

 

January 11

Caserta

 
Non posso fare gli auguri al governo (come volentieri faccio) per il buon esito del seminario di Caserta senza prima uno sberleffo a Forza Italia e anche uno alla Rai .
 
Non si è mai visto che un gruppo umano organizzato qualsiasi indichi una scandenza di riflessione e a tutte le presentazioni della stessa la Rai piazzi un oppositore che -senza nemmeno sapere di che si tratta - dice che sarà un fallimento ecc.ecc.: è informazione questa?

di Lidia Menapace

 

http://www.giovanicomunisti.it/index.php


January 08

L'ape OGM

(Beppe Docet)
 
ape.jpg
 
Le api che si nutrono di prodotti OGM non li apprezzano. Sono rimaste indietro. Non si sono evolute. E’ difficile stare al passo con la razza umana. Il loro scarso apprezzamento è tale che, dopo un po’, muoiono. Ma prima passano il messaggio. E sui campi OGM non si vede più un’ape.
Le api, prima di morire, producono miele OGM. Noi mangiamo miele OGM senza saperlo. Ci farà bene? Lo scopriremo solo morendo. E’ il bello dell’OGM. Stupisce sempre.
Come fanno gli apicoltori a sapere che le loro api sconfinano in campi OGM? Le api si muovono senza precauzioni. Vanno di fiore in fiore. Di coltivazione OGM in coltivazione OGM. Anche in quelle sperimentali. Di prodotti OGM non ancora approvati. Le api sono contro il progresso. Chi non si adegua è perduto. E non va in Borsa. Le api sono una risorsa economica, ma non producono bond. Un alveare può contenere fino a 50.000 api. In Europa ci sono miliardi di api. Ogni volta che un’ape esce dall’alveare impollina cento fiori. Il culo che si fanno le api a impollinare vale nell’ Unione Europea alcuni miliardi di euro di stipendio. Ma il valore dell’impollinazione è incommensurabile. Senza le api centinaia di piante scomparirebbero. Qualcuno pensa di essere in grado di fare il loro lavoro? Forse con nuovi prodotti di multinazionali OGM che ci rassicurano sempre sul nostro futuro e sul valore delle loro azioni?
Siamo diventati cavie inconsapevoli di derivati di prodotti OGM. Una soluzione c’è: Buttiglione. E’ l’apone italiano. Lo si dipinge di giallo e nero. Gli si mette il pungiglione dove deve stare. E lo si riproduce nei campi OGM su cartelli per api. Alla sua vista capirebbero l’entità del pericolo.
Gli Stati Uniti hanno più della metà di tutte le coltivazioni OGM mondiali. Quasi 50 milioni di ettari su 90 milioni. Per vincere la fame nel mondo. Dicono. O forse per esportarla, come la democrazia.

Ps: Negli Stati Uniti per cause legate ai pesticidi, ai cambiamenti ambientali e all’OGM, le api selvatiche native sono diminuite del 90% negli ultimi 50 anni. Gli alveari sono diminuiti di due terzi.
 
 
December 28

Francesco Guccini

Addio
 
Nell'anno '99 di nostra vita
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d'altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne-belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l'umiltà...

Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato,
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
io, tirato su a castagne ed erba spagna,
io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...


Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia
e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d'imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l'unica fede il cui sperare...

Nell'anno '99 di nostra vita
io, giullare da niente, ma indignato,
anch'io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile...
mio amico...
December 26

Il Che

 
Cari vecchi,
 
[...] Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che combattono per la libertà e sono coerente con le mi convinzioni. Molti diranno di me che sono un avventuriero, e lo sono, ma di un tipo diverso, di quelli che rischiano la pelle per difendere le proprie verità.
Può darsi che questa lotta sia l'ultima. Io non lo cerco, ma è una possibilità. Se è così, vi mando un ultimo abbraccio.
Vi ho voluto molto bene, ma non ho saputo esprimere il mio affetto. Sono troppo rigido nelle mie azioni e credo che a volte non mi abbiate capito. Non era facile capirmi. Per quanto mi riguarda, solo oggi credo in me stesso. Adesso una volontà che ho affinato con gusto d'artista sosterrà le mie gambe molli e i miei polmoni stanchi. Ma ce la farò.
Ricordatevi ogni tanto di questo piccolo condottiero del ventesimo secolo.
[...]
 
Ernesto
 
Lettera del Che ai genitori prima della sua partenza per il Congo.
 
 
 
This person's network is empty (or maybe they're keeping it private).
Fai che i tuoi soldi non finanzino la povertà, lo sfruttamento e la tortura altrui... Perchè tanto alla fine ci rimettiamo NOI

Amo

"La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio"
Bisognerebbe leggere di tutto, perchè più della metà della cultura moderna si basa su ciò che non si dovrebbe leggere
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